Visualizzazione post con etichetta tremonti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tremonti. Mostra tutti i post

giovedì 29 ottobre 2009

UNIVERSITA' PUBBLICA ADDIO

UNIVERSITÀ PUBBLICA ADDIO
NON C’È UN EURO
Largo ai privati, puniti ricercatori e studenti

Tremonti taglia in cinque anni più di mille milioni di euro e riduce gli atenei sul lastrico. Poi chiama in aiuto i privati ai quali ne affida di fatto la gestione.
E i precari sono sempre più a rischio

di Francesco Bonazzi

Meno autonomia uguale più merito. E più privato uguale più qualità. Sono queste le equazioni che stanno dietro il provvedimento sull’università approvato ieri da Palazzo Chigi. Era dai tempi del sedicente “pacchetto sicurezza” che il volto ideologico della destra che ci governa non lasciava un’impronta tanto nitida. E lo si deve alla furia riformatrice di una figlia della Bergamasca come Mariastella Gelmini, il ministro dell’Istruzione che per diventare avvocato scese a sostenere l’esame in Calabria, in un’ottica di “istruzione patria” di chiara marca deamicisiana (dalle Alpi all’Appennino e ritorno).

La realtà della riforma va oltre gli slogan ed è di volgare concretezza: come per la scuola, non c’è un soldo bucato neppure per gli atenei. Giulio Tremonti non sgancia e la Gelmini, che proprio ieri ha confessato al suo ideologo di riferimento Maurizio Costanzo di voler scrivere un libro di “favole regionali” manco fosse Italo Calvino, copre così la sua triste realtà di piccola fiammiferaia di Viale Trastevere. Ci sono meno denari per gli studenti più bravi, ma si racconta che i criteri di attribuzione saranno più severi e meritocratici. Ci sono meno soldi per gli atenei pubblici e si restringe ulteriormente il diritto allo studio sancito dalla Costituzione, ampliando il ricorso agli odiosi test d’ingresso. Si vuole limitare l’offerta formativa delle università statali, limitandone l’autonomia, e si copre il tutto con l’ingresso del famoso “mercato”.

Se almeno avessero il coraggio della provocazione culturale, si potrebbe discutere con una certa allegria. Potremmo chiudere gli occhi sugl’interessi dei privati “sussidiati” ai quali abbiamo assistito nella sanità e nei servizi pubblici essenziali. Potremmo berci la storiella che il contributo scientifico e culturale di Sciùr Brambilla e Cumènda vari sia la vera modernità. Potremmo perfino ripescare meravigliose provocazioni libertarie come quelle di Enzensberger per un “ritorno al precettore”. Poi però uno vede l’ombra di Giulietto Mani di Forbice e capisce che la prima favola della Gelmini ha per titolo “L’ateneo dimezzato”. E allora la può raccontare giusto al Costanzo Show.

(La storia continua su "Il Fatto Quotidiano", se volete leggerla, tocca che vi abbonate)

giovedì 1 ottobre 2009

Camera, PD e UDC assenti salvano lo scudo di Tremonti

Riporto solo la notizia presente sul blog dell'antefatto, perchè la rabbia è talmente tanta che scriverei spropositi. Ci sappiamo solo lamentare e poi, passivamente, fa comodo anche a noi fare il gioco della maggioranza, ma che schifo, che schifo!

antefatto.ilcannocchiale.it

30 settembre 2009
Ieri il Fatto domandava: “Ma il Pd dov'è?”. Ieri, puntuale, il Pd ha risposto: siamo momentaneamente assenti. Almeno fino al congresso. Purtroppo il Parlamento non si ferma: ieri si votava la pregiudiziale di incostituzionalità dell'Italia dei valori contro scudo fiscale (tutte le opposizioni si erano associate). Risultato: presenti 485, votanti 482, astenuti 3, maggioranza 242. Contro lo scudo 215, a favore 267. Traduzione: malgrado la ressa sui banchi del governo, Pdl e Lega sarebbero andati sotto (70 assenze su 329) e lo scudo sarebbe stato bocciato. Peccato che in aiuto del centrodestra sia arrivato il soccorso “rosa”. Quasi un deputato Pd su quattro era altrove (28% di assenze, 59 su 216). Quasi al completo i dipietristi (24 su 26). Più virtuosa del Pd è stata persino l'Udc (8 assenti, 29 al voto su 37). Bastavano 27 deputati di opposizione, quindi, per seppellire il mega-condono. Domani pubblicheremo i nomi degli assenteisti salvascudo. Ma quattro a caso ve li anticipiamo: Franceschini, Bersani e D'Alema. I veri leader.